Moonrise Kingdom

moonrise-kingdom-poster1Metto le mani avanti dicendo che sono un fan di Wes Anderson. Ho amato tutti i suoi film quindi ero abbastanza predisposto alla visione di questo nuovo Moonrise Kingdom. Fin dalle prime immagini trapelate il film si presentava in modo veramente magnifico, personaggi alla Wes un pò caricaturali, disfunzionali, come ci ha abituato in tutta la sua filmogragia, questa cura nei colori e nella fotografia, Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray e tanti altri nel cast. Un sogno bagnato per l’hispter romantico di questa generazione. Senza contare che da noi il film è uscito veramente tardi quindi l’attesa faceva accrescere maggiormente la voglia di vedere il film! Detto questo, finalmente, riesco a vederlo (in realtà comunque in anticipo rispetto alla distribuzione italiana) e se in parte molte delle aspettative vengono soddisfatte devo purtroppo constatare che non tutto fila liscio come dovrebbe. Dal lato estetico/strutturale Moonrise Kingdom è probabilmente il miglior progetto di Wes Anderson, ogni fotogramma è una cartolina studiatissima, un istantanea che una ragazzina alternativa posterebbe immediatamente su facebook, e lo dico con accezione positivissima, una di quelle cose da guardare e riguardare trovando ogni volta un particolare in più nella composizione. Insomma tante cose belle. Ma tutta questa cura, questa maniacalità nella ricerca visiva che il nostro Wes fà sembra rivoltarsi contro al film che diventa irrimediabilmente freddo e fin troppo calcolato. Infatti se nei film precedenti si arrivava ad un momento di completa commozione per via dell’accumulo emotivo (basti pensare al tentato suicidio di Richie nei Tenenbaum o all’avvistamento della creatura in Zissou) in questo film questo non succede mai e la storia fa si sorridere in determinate situazioni ma più per tenerezza dei suoi personaggi, due bambini, che per l’effettiva emotività del racconto che si lascia schiacciare dalla sua freddezza e precisione visiva senza riuscire mai ad emozionare davvero. Un film alla Wes Anderson più che di Wes Anderson. Certo, rimane un buon film ma sicuramente al di sotto di quello che il regista ha saputo fare in passato rivolto alla sua corrente di pubblico più superficiale. Una piccola delusione per un regista che sa emozionarci molto più di così sperando che si ritrovi e che non diventi, come Tim Burton, una caricatura di se stesso.

Silent Hill: Revelation

Sei anni dopo il primo capitolo ecco arrivare il seguiro di quel Silent Hill che aveva fatto contenti tanti fan, e non, del videogioco da cui era tratto. Il film segue i fatti del primo capitolo con alla guida di tutto un nuovo regista, non più Christophe Gans (Il patto dei Lupi) ma Michael J. Bassett (Solomon Kane), e tutto in 3D. Non sapevo cosa aspettarmi da questo sequel, le speranze erano parecchie ma le voci che cominciavano a girare dalla rete erano sconfortanti. Brutto, sgangherato, insoddisfacente sotto diversi punti di vista. Sconfortato mi sono apprestato alla visione con flebile speranza ma con la voglia di crederci perchè la serie videoludica da cui è tratto è senza dubbio una delle mie preferite. Dico subito che il film non riesce ad essere bello come il predecessore ma, nonostante questo, non è neanche così brutto come molte persone tendono ad etichettarlo. Diciamo subito che i temi sono diversi e questo, sospetto, sia colpa anche del 3D che rende il film una creatura molto più giocattolosa di quello che era il capitolo precedente. Quì le sensazioni che si insinuavano piano piano non hanno il tempo per usare certi ritmi e il tutto è accelerato a discapito del coinvolgimento. Succedono tante cose in questo Silent Hill: Revelation, più di quante ne succedevano nel capitolo precedente. Ci sono più personaggi, più creature, più ambientazioni, più tutto! La narrazione segue uno schema molto videoludico (rifacendosi principalmente al terco capitolo videoluico) con personaggi che si spostano da punto x a punto y, che vanno di location in location, che trovano mappe che portano a stanze che portano a chiavi che portano a porte (da aprire), il tutto davvero molto simile a quanto accade nei videogiochi. I fan del videogiochi, come me, avranno di certo molti motivi per amare il film, tantissime piccole citazioni per gli estimatori. Allora perchè vista la mole di contenuti il film non riesce a decollare definitivamente al di sopra del suo predecessore? Il motivo è da riscontrarsi in diversi fattori. Il primo quello del tempo che assieme al 3D, come già detto, non và a suo favore. Le tante cose in poco tempo costringono il film a fermarsi di rado perdendo molto in atmosfere che avrebbero avuto bisogno di più tempo e calma per essere assaporate. Altra pecca è, purtroppo, il finale con uno scivolone che centra ben poco con quello che è l’universo di Silent Hill che fà calare il giudizio finale ma che non mi fà dimenticare di quanto di buono visto in precedenza. Tirando le somme un film forse più per i fan che per tutti, che non potranno cogliere tutte le citazioni, ma che saprà divertire in modo diverso al suo predecessore.

Prometheus

di Ridley Scott. 2012

Ho aspettato del tempo prima di scrivere qualcosa su Prometheus. Avevo bisogno di assimilarlo, di capirne l’effetto a distanza di tempo. Ora mi sento pronto per parlarne. Per scriverne. Quindi. Le aspettative per questo ritorno alla fantascienza pura da parte di Ridley Scott erano altissime, sopratutto per il fatto che il tutto gira intorno alla saga di Alien. Capolavoro o fallimento? Nuova saga o Prequel? la verità, come in moltissime cose, sta nel mezzo e come la famosa questione del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno probabilmente il risultato, positivo o negativo, dipende da diversi fattori tra cui l’occhio di chi guarda. Per quanto riguarda me una volta tirate le somme non posso fare altro che sentenziare un voto positivo. Mi è piaciuto. E non poco. Dicevo prima del tempo che mi sono preso per assimilarlo in modo da fare chiarezza sui lati positivi e sui lati negativi di un opera davvero complessa. Prima di tutto mettiamo in chiaro alcune questioni sul progetto visto che, girando per svariati forum, mi è parso di capire che moltissima gente non abbia capito che cosa stava andando a vedere. E si che secondo me la cosa era abbastanza chiara, sopratutto per i fanboy che hanno seguito passo passo, come il sottoscritto, ogni dichiarazione fatta sul progetto. Tutto nasce da Ridley che riprende in mano l’universo di Alien e decide di fare un prequel per spiegare che cosa sia successo prima dell’arrivo dei nostri eroi nel famigerato pianeta dove tutto ebbe inizio. Quello dello Space Jokey. Quello dove trovarono le famose Uova. Insomma, lo spiegone delle origini. A poco a poco che il progetto andava avanti le questione diventavano complicate e il materiale scritto si ampliava a dismisura tanto che a un certo punto la produzione ha suggerito a Scott di creare una Saga tutta nuova. Scott, entusiasto, ha così deciso di creare qualcosa di nuova rimanendo nello stesso universo di Alien e mantenendo, visto il materiale di partenza, dei punti di contatto tra le due saghe. Fu così che il progetto assunse un anima tutta sua dal titolo Prometheus vietando l’uso dell’aggettivo Prequel. Ad aiutare Scott arrivò così Damon Lindelof, lo sceneggiatore di Lost, l’uomo per cui tanta gente parla male di Prometheus. Il punto dolente di Prometheus, se proprio vogliamo definirlo dolente, è la scrittura. Lindelof, come in Lost, carica la storia di interrogativi le cui risposte sono riscontrabili solo nei piccoli indizi che semina quì e lì senza dare spiegazioni chiare a tutto quanto, lasciando lo spettatore con un finale aperto su diverse questioni che, per quanto mi riguarda, non sono poi molte. Insomma ho avuto l’impressione che Scott abbia voluto elevare la sua creatura puntando su una via di mezzo tra il classico film di fantascienza alla Alien e qualcosa di più alto. Per certi versi molto più simile a Solaris. La questione è semplicemente se un certo tipo di scrittura possa piacere o meno allo spettatore. Le risposte sui punti di contatto con Alien arrivano ma con esse anche delle nuove domande e il tutto si traduce con una delusione sotto quel punto di vista. Insomma i fan che si aspettano un prequel di Alien con tutte le risposte rimarranno delusi nonostante Scott abbia precisato più volte che Prometheus non sarebbe più stato un vero e proprio Prequel di Alien (anche se un pochini lo è, dai). Ma vedendo la nuova carne al fuoco ci si chiede se sia davvero poi così importante. Per quanto mi riguarda le risposte che non dà non sono poi così essenziali. Il vero problema, più che lanciare quesiti, sta probabilmente nella gestione dei personaggi. Vero punto dolente. Alcuni di loro vengono davvero trascurati e buttati li a casaccio rendendo diverse scene un pò vuote e insensate. Ecco. Una brutta gestione dei personaggi è il vero problema di questa pellicola. E il resto del film? Il resto del film è davvero ottimo. Tutto l’impatto visivo, dalla fotografia ai colori al design è a livelli altissimi tanto da lasciare a bocca aperte in diverse sequenze. Davvero di impatto. Tirando le somme Prometheus probabilmente non è il capolavoro che tutti si aspettavano ma nonostante i piccoli difetti per il sottoscritto rimane comunque davvero un ottimo film. Di quelli che, visti da ragazzino, mi sarei di sicuro innamorato.

The Avengers

di Joss Whedom, 2012

All’inizio quando si è cominciato a parlare di questo progetto non avevo un enorme hipe come altri. Sarà che tralasciando i due Iron Man gli altri film dei super eroi Marvel non mi avevano esaltato più di tanto quindi nessun fanatismo di sorta anche se da quando ha cominciato a circolare il nome di Joss Whedom come regista ammetto che un minimo di aspettativa mi era salita, sarà anche che vista la complessità dell’operazione il rischio pasticcio era dietro l’angolo. Come gestire l’ equilibrio tra questa moltitudine di supereroi senza negare spazio a nessuno? sopratutto con il grosso rischio di un ingombrante Robert Downey Jr? Bene. Ora che il film è uscito la questione è molto semplice. Nulla sarà più lo stesso. Whedom riesce nel suo compito, e anche di più, portando sullo schermo il film dei supereroi che ogni fan desidera. Non c’è nulla fuori posto in questo The Avengers. Gli equilibri sono perfetti, le scene d’azioni non sono ne troppe ne troppo poche e le sue due ore e venti di durata volano via come un soffio non facendosi sentire neanche un pò ma, anzi, lasciandoci con la voglia di vederne ancora e ancora! La scrittura e brillante e i dialoghi parlano da soli con nulla che risulti stonato. Riesce a divertire non rinunciando ad una caratterizzazione dei personaggi di tutto rispetto, cosa assolutamente non facile. Insomma, esistono i film supereroistici prima di The Avengers e quelli dopo. Un ottimo metro di paragone che ridefinisce un genere, nonostante tutto, ancora giovane. Chi segue questo imponente progetto Marvel iniziato diversi anni fà con Iron Man può ritenersi altamente soddisfatto. Ancora una volta Joss Whedom dimostra di aver capito tutto. Obbligatorio.

Hugo Cabret

di Martin Scorsese, 2011.

Quando tempo fa’ lessi di questo progetto ammetto che rimasi, come molti credo, spiazzato. Scorsese che si cimenta in un film per ragazzi? in 3D? I peggiori pregiudizi affollarono la mia mente ma a mano a mano che le notizie si accumulavano dentro di me ero solito ripetermi “E’ Martin. Ti ha mai deluso davvero? non merita forse fiducia?”. E cosi’ ho fatto sperando che dietro un normale film per ragazzi ci potesse essere molto altro. E cosi’ infatti così e’ stato. Questo film e’ un piccolo gioiello. Un capolavoro senza troppe discussioni. Uno di quei film a strati dove la mera storia del ragazzino e’ la parte minore e dove il resto e’ una grandissima dichiarazione d’amore per il buon cinema, quello che spesso e’ andato perduto ma che e’ ancora li a insegnare tanto a chi sa guardare. La scelta del 3D e’ persimo pertinente in un film che parla (anche) della nascita del cinema, delle sue tecnologie e che con le nuove e ultime racconta le sue origini riuscendo a trasportarci in questo magico mondo che e’ Hugo Cabret. Per quanto mi riguarda nessuna noia ma solamente un bellissimo e meraviglioso film. Stupido io che per un momento ho dubitato. Scusa Martin.

Ghost Rider – Spirito di vendetta

di Mark Neveldine e Brian Taylor, 2012

La prima domanda da porsi quando si guarda un prodotto come questo Ghost Rider e’ “cosa mi aspetto?”. Personalmente mi aspetto una gran tamarrata di action e botte ignoranti. Riesce il film a mantenere le aspettative? la risposta e’ Ni. Intuile che parli della storia, per quanto mi riguarda e’ solo una scusa per altro e me ne frega poco, in questo caso, se sia profonda, toccante o intelligente. Io voglio le botte!. Voglio vedere un teschio ed una moto in fiamme che sfrecciano e tirano schiaffoni a destra e a sinistra. Voglio catene che spaccano tutto e tutti. Voglio alzare il volume dell’auto, abbassare il finestrimo e mettere il braccio fuori!. Il vero problema di questo film e’ questo. L’azione e’ poca e il nostro si vede troppo poco menar le mani e troppo tanto parlare a vanvera. A qualcuno interessa? a me no. E non do la colpa a Cage, negli anni ho imparato ad ammirarlo in modo talmente perverso da apprezzare i vari momenti (in ogni film) di WTF involontario che e’ capace di creare (gli voglio bene e lo voglio sul mio comodino). Dicevo, il problema a’ l’azione. Il che e’ un vero peccato perche’ i registi Neveldine e Taylor (registi di quei capolavori che sono i due capitoli di Crank) sanno girare veramente bene e si vede. Le poche scene dove il fantasma motorizzato mena le mani sono davvero meritevoli, girate col giusto ritmo e il giusto piglio con fiamme ovunque e gente che muore male. Se fosse stato per il 90% del film in quel modo a fine pellicola avrei sicuramente applaudito. E invece no. Rimane il rammarico di come avrebbe potuto essere pur non essendo tutto da buttare. Alla fine rimane un film guardabile, a tratti un po’ noiso ma con alcune scene (poche) dove il nostro eroe e’ davvero un figo. Peccato. Sei più.