Take This Waltz

thakethiswaltzregia di Sarah Polley.

Chi non adora Michelle Williams? e chi non adora Seth Rogen? non lo sò, sta di fatto che io li adoro entrambi per motivi, ovviamente, differenti. Va da se che sulla carta questo era un film fantastico, di quelli che vedi due foto e già sai che ti piace, di quelli che sei disposto a perdonare anche dei piccoli difetti perchè “hey, c’è Michelle Williams e Seth Rogen!” e invece NO. La storia dovrebbe parlare di delicati sentimenti , della vita che tipo bla bla , le relazioni, la routine, il romanticismo. E invece la noia, il ridicolo, l’irreale, l’imbarazzo. Non ero arrivato neanche a metà film che già odiavo Michelle Williams e la sua pseudo/relazione, cosa non facile visto che, come ho già detto, chi non adora Michelle Williams? Per non parlare quando il film arriva alla conclusione e la rappresentazione della “novità” e della “trasgressione” vengono mostrare sullo schermo con un paio di sequenze in cui mi sono proprio messo a ridere. E non è una commedia. Peccato perché la confezione non è per nulla male ma il contenuto ha proprio un sapore di merda.

The Five-Year Engagement

di Nicholas Stoller

Chiunque sia un minimo appassionato di cinema sa benissimo chi è Judd Apatow e, di conseguenza, sa cosa aspettarsi da una commedia da lui prodotta. Insomma, quel tipo di commedia lì si può dire che l’abbia inventata lui tra alti e bassi delle sue produzioni. Ma sarebbe sbagliato pensare a questo film solo come “un altra commedia di Judd Apatow” perchè con lui ritorna la coppia Nicholas Stoller/Jason Segel che, come fù per lo spassoso Non Mi Scaricare, confezionano una nuova, bellissima, commedia. Insomma gli ingredienti sono questi. Judd Apatow alla produzione, Nicholas Stoller alla regia con sceneggiatura a quattro mani con Jason Segel che fà da co-protagonista insieme a Emily Blunt. Con queste premesse è quasi impossibile sbagliare e infatti i nostri eroi portano a casa un grandissimo risultato confezionando uno dei punti più alti tra le commedie di Apatow. Un film delizioso dove tutto sembra al posto giusto in cui c’è spazio per ridere, sorridere, arrabbiarsi e commuoversi non facendo pesare assolutamente le due ore di durata, parecchie per il genere. Il film ha anche il pregio, in questo caso, di abbassare l’asticella della volgarità, presente solitamente in piccoli dosi nelle produzioni di Apatow, allargando ulteriormente il pubblico della stessa pur non perdendo assolutamente in trovate divertentissime. Insomma, una deliziosa commedia romantica che piacerà sia a voi che alla vostra ragazza. Personalmente con cose del genere ci vado a nozze quindi non posso fare altro che consigliarlo a chiunque. Difficilmente ne rimarrete delusi.

The Avengers

di Joss Whedom, 2012

All’inizio quando si è cominciato a parlare di questo progetto non avevo un enorme hipe come altri. Sarà che tralasciando i due Iron Man gli altri film dei super eroi Marvel non mi avevano esaltato più di tanto quindi nessun fanatismo di sorta anche se da quando ha cominciato a circolare il nome di Joss Whedom come regista ammetto che un minimo di aspettativa mi era salita, sarà anche che vista la complessità dell’operazione il rischio pasticcio era dietro l’angolo. Come gestire l’ equilibrio tra questa moltitudine di supereroi senza negare spazio a nessuno? sopratutto con il grosso rischio di un ingombrante Robert Downey Jr? Bene. Ora che il film è uscito la questione è molto semplice. Nulla sarà più lo stesso. Whedom riesce nel suo compito, e anche di più, portando sullo schermo il film dei supereroi che ogni fan desidera. Non c’è nulla fuori posto in questo The Avengers. Gli equilibri sono perfetti, le scene d’azioni non sono ne troppe ne troppo poche e le sue due ore e venti di durata volano via come un soffio non facendosi sentire neanche un pò ma, anzi, lasciandoci con la voglia di vederne ancora e ancora! La scrittura e brillante e i dialoghi parlano da soli con nulla che risulti stonato. Riesce a divertire non rinunciando ad una caratterizzazione dei personaggi di tutto rispetto, cosa assolutamente non facile. Insomma, esistono i film supereroistici prima di The Avengers e quelli dopo. Un ottimo metro di paragone che ridefinisce un genere, nonostante tutto, ancora giovane. Chi segue questo imponente progetto Marvel iniziato diversi anni fà con Iron Man può ritenersi altamente soddisfatto. Ancora una volta Joss Whedom dimostra di aver capito tutto. Obbligatorio.

The Myth of American Sleepover

di David Robert Mitchell, 2010.

Esistono grandi film e piccoli film con una grande storia e una piccola storia o, come in questo caso, tante piccole storie slegate tra loro, corali, vissute dai dei giovani protagonisti avendo come perno centrale lo Sleepover come metafora per parlare di quell’eta’ , o forse e’ meglio dire, di quel momento dove si cresce, dove in un modo o nell’altro la vita cambia con la paura o la speranza di perdere o trovare qualcosa che, comunque vada, cambiera’ tutto per sempre. Un piccolo film che passa e va senza l’ambizione di dover lasciar per forza qualcosa ma che spera, come per quei momenti, di lasciarsi dietro un buon ricordo. Con me ha fatto centro tanto che, come mi succede spesso con produzioni del genere, mi fa’ venir voglio di tornarci a quei giorni, probabilmente per quei luoghi e quelle persone che fanno tanto piccola e sognante adolescenza da provincia americana. Davvero molto carino.

Jeff, Who Lives at Home

Sapete cos’è il mublecore? se non lo sapete vi consiglio di dare uno sguardo quì in modo da mettere a fuoco quello di cui stiamo parlando. I fratelli Duplass, i registi di questo Jeff, Who Lives at Home, sono considerati tra i fondatori di questo movimento , se vogliamo chiamarlo così. I due prendono tutte le aspettative del genere e, essendo usciti ormai dalla nicchia, riempiono la loro semplice, ma non per questo meno interessante storia, di volti noti quali l’ormai quasi onnipresente Jason Segel, perfetto per il ruolo, Ed Helms, appena lo vedete in faccia capite chi è (o forse era solo un mio problema), e Susan Sarandon. Una storia che parla in modo forse troppo favolistico dei segni del destino e del ruolo di ognuno di noi ma, anche se le tematiche possono sembrare banali, il tutto viene affrontato con un tono molto leggero, delicato e non per nulla pretestuoso (divertente l’ossessione del protagonista per Signs di Shyamalan) confezionando una commedia pacata e davvero carina. Certo, non stiamo parlando di nulla di veramente memorabile ma riesce nell’intento di essere quello che vuole essere. Un film leggero e irresistibile.

Il Dittatore

di Sacha Baron Choen, 2012.

Sacha Baron Cohen o si ama o si odia. Il suo umorismo irriverente e a tratti volgare nasconde quasi sempre una seconda lettura di denuncia molto visibile sopratutto nei suoi film precedenti anche perche’ girati quasi tutti dal vivo, quindi con telecamere nascoste e reazioni delle persona completamente autentiche. Ne Il Dittatore il gioco e’ un po’ diverso visto che e’ 100% finzione filmica. Innegabile che la sua comicita’ ne perda un pochino e che sapendo che le reazioni delle persone sono recitate si ride un po’ di meno ma il film riesce comunque a strappare qualche risata e a far trasparire un messaggio di fondo (la scena del discorso finale sulla democrazia e’ emblematica). In definitiva non fa’ ridere quanto i precedenti ma riesce comunque a divertire in quel particolare modo in cui Baron Choen ci ha abituati. O si ama o si odio e se lo amate, beh, di certo non uscirete scontenti dalla visione.

Attack the Block

di Joe Cornish, 2011

Davvero niente male questo esordio di Joe Cornish prodotto da Wright (Shaun of the dead, Hot fuzz) con al suo interno anche l’amico Frost. Un buon fanta-action-comedy con venature horror. Fila tutto che e’ una meraviglia senza annoiare mai con un ritmo che regge fino alla fine. Il film trae ovviamente origine da tutto quel filone di una volta (Critters, Distretto 13, Gremlins) che oggi pare stia tornando in auge con operazioni nostalgia come questa o il ben più famoso Super 8. In giro poi si parla anche di spaccati sociali del ghetto ecc ecc a cui, francamente, non credo poi molto. Per quanto mi riguarda e’ un ottimo film che riesce a intrattenere dall’inizio alla fine. Ce ne fossero.