Mad Max Fury Road

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Sono passati un paio di mesi da quando ho visto Mad Max Fury Road è la Fotta non è ancora passata. George Miller torna alla sua saga più famose, quella dove ha letteralmente inventato un inverso, e decide bene di cambiato di nuovo la storia del cinema. Fury Road è una lunga corse nel deserto, dove sangue, macchine e carne si piegano ad altissima velocità esplodendo direttamente sulla faccia dello spettatore. E’ tutta qui, di base, l’incipit del film. C’è chi lo accusa di avere una trama “flebile”ma chiunque lo faccia si sbaglia di grosso. Certo, non si avanza in modo tradizionale e la trama è fatta più che altro di fatti che di parole. Gli spiegoni sono quasi totalmente assenti e quindi tutto quello che Miller ci mostra sullo schermo è affidato ai nostri occhi e ai nostri sensi. Il film parte da il classico mondo di Mad Max che conosciamo, fatto di deserti, gente matta che non è a posto con la testa, predoni, villaggi, pompando tutto all’ennesima potenza. E’ strapieno di riferimenti e questioni che vengono appena accennate ma è così che si crea un mito. Se devo entrare più nel dettagli posso dire che Max non è il reale protagonista ma che, come spesso accadeva anche con i film precedenti (tranne il primo capitolo) si ritrova spettatore e pedine nell’aiutare qualcun altro a cavarsela. In questo caso è tutto ancora più marcato perché se nei capitoli precedenti poteva essere un generico popolo/gruppo di persone ad aver bisogno di aiuto qui Max incappa in Furiosa , un incredibile Theron in partissima, intenta a far fuggire un gruppo di donne dalla città dove vengono tenute schiave. E’ lei, di fatto, la vera protagonista del film. Per il resto Miller nel calderone butta un sacco di cose, c’è del femminismo, sicuramente (il mondo è loro), ma anche un sacco di altri mille sottotesti e idee appena accennate (la più popolare, un chitarrista metal sopra un carro enorme composto da casse giganti che tiene il ritmo della carovana a colpi di chitarra che sputa fuoco!). Insomma Mad Max Fury Road ridà linfa vitale al cinema d’azione ma anche al cinema tutto. Capolavoro.

Lost River

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Lo aspettavamo tutti, o almeno io, il tanto millantato film da regista di Ryan Gosling. La mia paura, prima di vedere il film, era che la troppa amicizia con Refn (Drive,Bronson,Solo dio perdona, Ecc) avesse fatto si che Ryan saccheggiasse troppo spudoratamente a piene mani dall’amico regista. Nei fatti è andata esattamente così. Tra musiche elettroniche, situazioni rarefatte, colori al neon e fotografia lucida pare proprio di trovarsi davanti al film del Danese, una copia carbone fatta da un imitatore. IN se, l’imitazione, visivamente non è neanche malvagia, certo, ci sono gli estremi per una denuncia stilistica, ma su quel frangente si fa guardare bene. Alcune immagini sono molto evocative così come diverse scelte e il cast (Christina Hendricks, Iain De Caestecker,Saoirse Ronan,  Matt Smith, Eva Mendes) che funziona benissimo. Dove sta quindi il problema? Il problema risiede nell’aver fatto il passo più lungo della gamba dove, tutta questa confezione risulta ingombrante, non all’altezza (quindi altezzosa) rispetto a un film dalle buone premesse ma che non riesce a stare in piedi per svariati problemi. Il film inizia anche bene e comincia a costruire un sacco di questioni e trame interessanti ma si sgonfia come un castello di carta non riscendo a concluderne nessuna degnamente, come perso, come se al momento di mantenere le aspettative create il film, semplicemente, finisse. A quel punto ci si sente presi un po’in giro da una storia che promette ma non mantiene, che si tira indietro proprio quando si arriva al cuore della questione. Finisce così, velocemente, quasi tronco, lasciandoci a bocca asciutta. Con la sensazione che Gosling abbia davvero fatto il passo più lungo della gamba chiedendoci che senso abbia guardare un suo film quando Refn esiste già.

The Kings of Summer

kingofsummerposterdi Jordan Vogt-Roberts.

Mi sono apprestato alla visione di questo film perché in giro per la rete se ne dicono faville. Mi spiace dire che purtroppo non è il film fantastico che tutti dicono. Fatto bene, senza dubbio, ma dopo un incipit molto interessante la storia prosegue tra le banalità e rapporti tra i personaggi che vorrebbero volerti dire “visto la storia di formazione coi ragazzini?” e invece NO. Molti lo hanno accostato a ‘Stand By Me’ ma è una bestemmia bella e buona. Per me un film davvero mediocre che tira avanti solo per la presenza del personaggio di “Biaggio” e dell’attore Nick Offerman (Parks and Recreation). A si, c’è anche Megan Mullally che fa la solita macchietta. Noia.

Take This Waltz

thakethiswaltzregia di Sarah Polley.

Chi non adora Michelle Williams? e chi non adora Seth Rogen? non lo sò, sta di fatto che io li adoro entrambi per motivi, ovviamente, differenti. Va da se che sulla carta questo era un film fantastico, di quelli che vedi due foto e già sai che ti piace, di quelli che sei disposto a perdonare anche dei piccoli difetti perchè “hey, c’è Michelle Williams e Seth Rogen!” e invece NO. La storia dovrebbe parlare di delicati sentimenti , della vita che tipo bla bla , le relazioni, la routine, il romanticismo. E invece la noia, il ridicolo, l’irreale, l’imbarazzo. Non ero arrivato neanche a metà film che già odiavo Michelle Williams e la sua pseudo/relazione, cosa non facile visto che, come ho già detto, chi non adora Michelle Williams? Per non parlare quando il film arriva alla conclusione e la rappresentazione della “novità” e della “trasgressione” vengono mostrare sullo schermo con un paio di sequenze in cui mi sono proprio messo a ridere. E non è una commedia. Peccato perché la confezione non è per nulla male ma il contenuto ha proprio un sapore di merda.

CONSIDERAZIONI DOPO LUNGA PAUSA.

tumblr_notnidDXXG1s2tkpto1_400La verità è che sono incostante e quindi la voglia di mettermi li a scrivere delle vere e proprie recensioni su tutto quello che guardo non c’è. Anche perché guardo troppa roba e quindi quando si ha troppa roba da fare si finisce che non si fa nulla pensando che “si poi recupero e ne scrivo”. E passa del tempo. Quindi cambio la forma di questo blog, che probabilmente non legge nessuno, scrivendo solo piccoli pensieri o facendo copia/incolla da vari commenti scritti da me su forum, facebook o quant’altro. Giusto per raccogliere in un unico posto diversi pensieri sull’argomento cinema e magari non sono. Fine della comunicazione.

The Avengers

di Joss Whedom, 2012

All’inizio quando si è cominciato a parlare di questo progetto non avevo un enorme hipe come altri. Sarà che tralasciando i due Iron Man gli altri film dei super eroi Marvel non mi avevano esaltato più di tanto quindi nessun fanatismo di sorta anche se da quando ha cominciato a circolare il nome di Joss Whedom come regista ammetto che un minimo di aspettativa mi era salita, sarà anche che vista la complessità dell’operazione il rischio pasticcio era dietro l’angolo. Come gestire l’ equilibrio tra questa moltitudine di supereroi senza negare spazio a nessuno? sopratutto con il grosso rischio di un ingombrante Robert Downey Jr? Bene. Ora che il film è uscito la questione è molto semplice. Nulla sarà più lo stesso. Whedom riesce nel suo compito, e anche di più, portando sullo schermo il film dei supereroi che ogni fan desidera. Non c’è nulla fuori posto in questo The Avengers. Gli equilibri sono perfetti, le scene d’azioni non sono ne troppe ne troppo poche e le sue due ore e venti di durata volano via come un soffio non facendosi sentire neanche un pò ma, anzi, lasciandoci con la voglia di vederne ancora e ancora! La scrittura e brillante e i dialoghi parlano da soli con nulla che risulti stonato. Riesce a divertire non rinunciando ad una caratterizzazione dei personaggi di tutto rispetto, cosa assolutamente non facile. Insomma, esistono i film supereroistici prima di The Avengers e quelli dopo. Un ottimo metro di paragone che ridefinisce un genere, nonostante tutto, ancora giovane. Chi segue questo imponente progetto Marvel iniziato diversi anni fà con Iron Man può ritenersi altamente soddisfatto. Ancora una volta Joss Whedom dimostra di aver capito tutto. Obbligatorio.