The Lords of Salem

Aspettative. Ne avevo tantissime per questo nuovo film di Rob Zombie. Finalmente il nostro torna a fare il suo cinema, dopo le parentesi dei due capitoli di Halloween. Un nuovo film di Rob dopo quel capolavoro de La casa del Diavolo. Un nuovo film di Rob che parla di Streghe, di esoterismo, di satanismo. Insomma di tutte quelle cose che mi fanno prendere benissimo. Senza contare che per gli appassionati il trailer era già un sogno bagnato. Insomma, come dicevo, Aspettative! Con tutta questa fotta in corpa appena ho saputo che al Torino Film Festival veniva proiettato il film in anteprima sono subito corso a vederlo perchè era un dovere morale e anche perchè non potevo davvero più aspettare. Il film sembra essere diviso in due parti, la prima più classicamente narrativa, la seconda decisamente più visionaria. Si parte come un classico film horror vecchia scuola, sembra di assistere al primo Halloween di Carpenter, con quei ritmi lenti e quel modo di girare che non si fà più, molto lontano dai modus videoclippari degli ultimi anni. Quando la storia prende piede e tutti i pezzi cominciano ad incastrarsi (con qualche piccolo escamotage narrativo, diciamolo) Zombie si sbizzarisce e porta in scena una serie di sequenze al limite fella videoarte dove l’unica cosa da fare è lasciarsi trasportare nel delirio fino ai titoli di coda. Personalmente è la parte che preferisco e mi chiedo come sarebbe stato il film se avesse iniziato molto prima a spingere sul quel tipo di pedale ma forse un film del genere sarebbe stato difficile da digerire. Detto questo bisogna sottolineare che il film non è propriamente un horror e tende a colpire duro non tanto per il sangue versato ma per le immagini dissacrati che potrebbero turbare qualche anima pura che si approcciasse in modo impreparato alla pellicola. Nel film, comunque, c’è tutto quello che ci deve essere in un film di Rob Zombie. In primis sua moglie, quì protagonista, e le mille inquadrature insistite sul suo fondoschiena, e a seguire tutto il resto, dai personaggi ad immagine e somiglianza del nostro regista a tutto quell’ universo tipico che caratterizza tutti i suoi film. In definitiva una vera gioia per quelli che adorano lo stile di Zombie e ancor di più per quelli a cui piace tutto quell’immaginario esoterico/satanista e black metal che nel film è ottimamente rappresentato tra streghe, sacrifici, caproni, maiali e facepainting. Un ritorno in grande stile per Zombie con un opera particolare e molto personale che potrebbe anche non piacere a tutti, ma quelli che sapranno apprezzare godranno alla grande. Bentornato Rob.

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The Avengers

di Joss Whedom, 2012

All’inizio quando si è cominciato a parlare di questo progetto non avevo un enorme hipe come altri. Sarà che tralasciando i due Iron Man gli altri film dei super eroi Marvel non mi avevano esaltato più di tanto quindi nessun fanatismo di sorta anche se da quando ha cominciato a circolare il nome di Joss Whedom come regista ammetto che un minimo di aspettativa mi era salita, sarà anche che vista la complessità dell’operazione il rischio pasticcio era dietro l’angolo. Come gestire l’ equilibrio tra questa moltitudine di supereroi senza negare spazio a nessuno? sopratutto con il grosso rischio di un ingombrante Robert Downey Jr? Bene. Ora che il film è uscito la questione è molto semplice. Nulla sarà più lo stesso. Whedom riesce nel suo compito, e anche di più, portando sullo schermo il film dei supereroi che ogni fan desidera. Non c’è nulla fuori posto in questo The Avengers. Gli equilibri sono perfetti, le scene d’azioni non sono ne troppe ne troppo poche e le sue due ore e venti di durata volano via come un soffio non facendosi sentire neanche un pò ma, anzi, lasciandoci con la voglia di vederne ancora e ancora! La scrittura e brillante e i dialoghi parlano da soli con nulla che risulti stonato. Riesce a divertire non rinunciando ad una caratterizzazione dei personaggi di tutto rispetto, cosa assolutamente non facile. Insomma, esistono i film supereroistici prima di The Avengers e quelli dopo. Un ottimo metro di paragone che ridefinisce un genere, nonostante tutto, ancora giovane. Chi segue questo imponente progetto Marvel iniziato diversi anni fà con Iron Man può ritenersi altamente soddisfatto. Ancora una volta Joss Whedom dimostra di aver capito tutto. Obbligatorio.

Hugo Cabret

di Martin Scorsese, 2011.

Quando tempo fa’ lessi di questo progetto ammetto che rimasi, come molti credo, spiazzato. Scorsese che si cimenta in un film per ragazzi? in 3D? I peggiori pregiudizi affollarono la mia mente ma a mano a mano che le notizie si accumulavano dentro di me ero solito ripetermi “E’ Martin. Ti ha mai deluso davvero? non merita forse fiducia?”. E cosi’ ho fatto sperando che dietro un normale film per ragazzi ci potesse essere molto altro. E cosi’ infatti così e’ stato. Questo film e’ un piccolo gioiello. Un capolavoro senza troppe discussioni. Uno di quei film a strati dove la mera storia del ragazzino e’ la parte minore e dove il resto e’ una grandissima dichiarazione d’amore per il buon cinema, quello che spesso e’ andato perduto ma che e’ ancora li a insegnare tanto a chi sa guardare. La scelta del 3D e’ persimo pertinente in un film che parla (anche) della nascita del cinema, delle sue tecnologie e che con le nuove e ultime racconta le sue origini riuscendo a trasportarci in questo magico mondo che e’ Hugo Cabret. Per quanto mi riguarda nessuna noia ma solamente un bellissimo e meraviglioso film. Stupido io che per un momento ho dubitato. Scusa Martin.