REC 3: Genesis

Si è parlato tanto di che cosa dovesse essere questo terzo capitolo della saga di REC. Un sequel? Un prequel? nessuno dei due. La parola migliore per descriverlo penso che possa essere Parentesi.Per questo terzo capitolo i due registi dei precedenti, Paco Plaza e Jaume Balaguerò dividono le loro strade e si dividono i restanti capitoli dopo il successo dei primi due (quindi il terzo e il quarto). Tutto questo contare e numerare per dire che questo terzo capitolo è diretto dal solo Paco Plaza che, ritornando al principio, sceglie di dare la sua personale interpretazione alla saga creando una parentesi contestualizzata da un lato all’interno della saga ma dall’altro al di fuori con una vita propria e indipendente. La nostra storia inizia come i più classici del genere seguendo ogni regola dettata fin dal primo capitolo, gente comune, camera a mano e toni realistici e drammatici. Ma dopo un primo quarto d’ora che più classico non si può il nostro decide di rompere la camera a mano (fisicamente e metaforicamente) cambiando completamente registro non solo per il modus operandi puramente tecnico, girando il resto in modo tradizionale, ma anche per quanto riguarda i toni del film trasformando il tutto in una pellicola piena di ironia e, fortunatamente, di sangue. Quindi tutto comincia a vivere di vita propria con personaggi e situazioni decisamente assurde e con svariate sequenze, per quanto mi riguarda, veramente spassassose come l’indossare l’armatura del Santo, l’uccisione con il Minipiner, LA SPOSA CON LA MOTOSEGA, il finale smielatamente sul filo del trash e molto altro. Certo, chi si aspettava un film sulla scia dei precedenti e, sopratutto, non digerisce un certo tipo di horror che punta al divertimento da B-Movie probabilmente rimarrà deluso, mentre per tutti gli altri rimane un buon film che non mancherà di divertire. Consiglio una guardata con lo spirito giusto nella testa e saprà darvi più di una soddisfazione.